Videosorveglianza nelle Scuole

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Da oltre 25 anni lavora nell'ambito della formazione, consulenza e gestione della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.
Mario Padroni
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Orientamento del Garante in tema di videosorveglianza nelle Scuole

Riportiamo di seguito un interessante articolo scritto dall’Avv.  Michele Iaselli, Docente di informatica giuridica presso la LUISS di Roma e Presidente ANDIP (Associazione Nazionale  per la Difesa della Privacy)

L’utilizzo di sistemi video in ambito scolastico rappresenta un argomento molto spinoso. Più volte, il Presidente dell’Autorità Garante, Antonello Soro, ha consigliato di andare cauti con le telecamere se ci sono minori di mezzo, in quanto possono ledere la dignità di bambini e adolescenti.

 

Il provvedimento generale sulla videosorveglianza prevede che l’eventuale installazione di sistemi video presso Istituti scolastici debba garantire “il diritto dello studente alla riservatezza” (art. 2, comma 2, D.P.R. n. 249/1998), attraverso l’adozione di opportune cautele, al fine di assicurare l’armonico sviluppo delle personalità dei minori, in relazione alla loro vita, al loro processo di maturazione e al loro diritto all’educazione.

In tale quadro, quindi, può risultare ammissibile l’utilizzo di tali sistemi in casi di stretta indispensabilità, al fine di tutelare l’edificio e i beni scolastici da atti vandalici, circoscrivendo le riprese alle sole aree interessate e attivando gli impianti negli orari di chiusura degli istituti; è vietato, altresì, attivare le telecamere in coincidenza con lo svolgimento di eventuali attività extrascolastiche che si svolgono all’interno della scuola.

Laddove la ripresa delle immagini riguardi anche le aree perimetrali esterne degli edifici scolastici, l’angolo visuale deve essere delimitato alle sole parti interessate, escludendo dalle riprese le aree non strettamente pertinenti l’edificio.

Perfettamente conforme all’orientamento dell’Autorità Garante in materia, è anche il parere n. 2/2009 del Gruppo articolo 29 sulla protezione dei dati personali dei minori in un contesto scolastico dove grande attenzione viene prestata all’impiego di nuove tecnologie.

L’impiego di dispositivi biometrici per l’accesso alle scuole, di dispositivi di videosorveglianza e di badge muniti di RFID, deve ispirarsi al rigoroso rispetto del principi di necessità e di proporzionalità, anche tenendo conto che forme di controllo eccessive possono incidere sullo sviluppo del minore.

Orientamento favorevole: il caso dell’Istituto Galileo Ferraris di Verona

Tali principi erano già stati affermati nel provvedimento dell’Autorità del 4 settembre 2009, dove il Garante, nell’autorizzare l’installazione di un impianto di videosorveglianza presso l’Istituto scolastico Galileo Ferraris di Verona (nell’ambito di un progetto di carattere regionale), a seguito di richiesta preliminare della provincia di Verona, ha prescritto la necessità di definire, in accordo con il dirigente scolastico, gli orari di funzionamento delle telecamere per il caso che vi siano delle attività all’interno della scuola che potrebbero iniziare o concludersi in coincidenza con l’orario di attivazione delle telecamere.

In tali casi, la loro attivazione deve essere posticipata alla conclusione dell’evento. Inoltre, sempre l’Autorità ha prescritto ulteriori misure quali:

– la visualizzazione delle immagini concernenti eventi criminosi deve essere consentita alle sole Forze di Polizia e all’Autorità giudiziaria, limitando i compiti degli incaricati alla sola riproduzione delle immagini su supporto magnetico

– limitare l’angolo di ripresa delle telecamere ai soli muri perimetrali dell’edificio, ai punti di accesso e cortile interno, con esclusione delle aree esterne circostanti l’edificio

– prevedere idonee modalità di visibilità, anche notturna, dei cartelli contenenti l’informativa, ai sensi dell’art. 13 del Codice e del punto 3.1 del Provvedimento generale sulla videosorveglianza, da posizionare prima dell’area videosorvegliata

Naturalmente, un impianto di videosorveglianza a norma deve garantire che:

– le immagini siano archiviate automaticamente, senza che esse possano essere visualizzate in tempo reale

– le riprese siano effettuate solo in aree esterne alla scuola

– il sistema non inquadri dettagli dei tratti somatici degli interessati

– le zone oggetto di videosorveglianza siano segnalate da appositi cartelli

– le telecamere entrino in funzione solo in orario in cui le strutture scolastiche non sono presidiate da personale in servizio

– la conservazione dei file delle immagini avvenga per un periodo non eccedente i sette giorni, al termine del quale saranno cancellati mediante sovrascrittura

Occorre cautela

Nel solo caso di segnalazione di furti, atti di vandalismo ed eventi dannosi per il patrimonio pubblico, deve essere prevista la riproduzione delle immagini su supporto magnetico, per essere messe a disposizione dell’Autorità di Polizia o dell’Autorità giudiziaria.

Vanno, naturalmente, individuate le figure del titolare del trattamento, del responsabile e dell’incaricato. E, tra le misure di sicurezza, è opportuno prevedere che la riproduzione delle immagini – nei soli casi previsti – avvenga da parte degli incaricati, solo con il previo consenso del responsabile.

Oltre a custodire il server in un locale protetto, devono essere previste ulteriori misure di sicurezza del server, consistenti in sistemi anti-manomissione e utilizzo e software di autenticazione a due fattori (strong autentication).

La trasmissione delle immagini dalle telecamere al server deve avvenire mediante segnale video criptato, attraverso la rete telematica.

Non va dimenticato che la raccolta e la registrazione di immagini mediante impianto di videosorveglianza, utilizzate per verifiche e raffronti, sono da considerare trattamento di dati personali riconducibili ai singoli interessati (art. 4, comma 1, lett. b), del Codice).

In particolare, per quanto concerne la videosorveglianza, la liceità del sistema deve essere valutata sul piano della conformità ai principi di finalità, necessità, proporzionalità, e correttezza (artt. 3 e 11 del Codice).

L’orientamento contrario: il caso di un asilo nido

In un ambito scolastico, la videosorveglianza deve perseguire lo scopo di controllo degli edifici e dei luoghi pubblici frequentati dai giovani in età formativa, al fine di rilevare e ricostruire atti vandalici e di danneggiamento delle strutture scolastiche.

Le telecamere dovrebbero servire da deterrente per comportamenti contrari all’ordinamento giuridico o per atti di teppismo. Verrebbe perseguita, inoltre, la tutela dei beni contenuti nei plessi scolastici.

La videosorveglianza, infine, perseguirebbe, in generale, l’intento di aumentare il senso di sicurezza percepito.

Limitatamente alla tutela del patrimonio, le caratteristiche tecniche, le misure di sicurezza, le modalità di attivazione delle telecamere, la registrazione delle immagini e la loro eventuale riproduzione, devono essere equilibrate e rispettose dei principi di necessità, liceità e pertinenza e in linea con il Provvedimento generale dell’8 aprile 2010 sulla videosorveglianza per quanto riguarda le misure poste a salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità degli studenti.

Ma, come si è avuto modo di anticipare, l’Autorità non sempre ha un atteggiamento favorevole all’installazione di impianti di videosorveglianza in ambito scolastico e, difatti, con un provvedimento dell’8 maggio 2013, ha dichiarato l’illiceità del trattamento delle immagini dei minori presso un asilo nido, effettuato dal titolare mediante Webcam posizionata all’interno dell’area didattica (in aggiunta alle normali telecamere), perché in violazione dei principi di necessità e proporzionalità posti dagli artt. 3 e 11, comma 1, lett. a) e d) del Codice.

Tale decisione è maturata dal presupposto che la società non ha mai dimostrato (né, ancor prima, sostenuto) che la finalità di garantire la sicurezza dei minori iscritti all’asilo nido, nonostante la presenza di altre telecamere presso la struttura, possa essere assicurata solo attraverso l’implementazione di un ulteriore strumento di videosorveglianza, in grado di identificare direttamente e immediatamente gli interessati anche all’interno della “zona didattica” (principio di necessità).

Tutelare i minori

Inoltre, non risulta che l’asilo nido sia ubicato in un contesto ambientale “difficile”. E le “tradizionali” scelte organizzative adottate per gestire la struttura sino al momento dell’introduzione della webcam si sono sempre dimostrate in grado di impedire il verificarsi di episodi che si intenderebbe scongiurare.

Ne consegue che l’installazione della webcam all’interno dell’area didattica riservata ai minori non solo non può considerarsi necessaria, ma neanche proporzionata.

In ogni caso, anche qualora l’installazione della webcam interna si fosse potuta ritenere effettivamente giustificata e proporzionata, si deve sottolineare che la finalità di tutela della sicurezza dei minori non avrebbe comunque richiesto la necessaria implementazione, in favore di terzi (nel caso di specie, i genitori dei minori iscritti), di forme di collegamento via web con il sistema, posto che siffatta opportunità non è finalizzata alla tutela della sicurezza dei minori (peraltro, già assicurata dalla presenza delle telecamere), quanto a placare eventuali ansie o a soddisfare semplici curiosità dei genitori.

Inoltre, la stessa sicurezza del sistema prospettato risulta dubbia, poiché l’utilizzo di collegamenti telematici a vantaggio di terzi non offre garanzie sufficienti per la tutela degli interessati.

Ciò in quanto la veicolazione continua tramite Internet delle immagini – consultabili in ogni momento da qualsiasi terminale ovunque ubicato – risulta problematica per un duplice ordine di motivi: da un lato, il sistema non assicura che la loro visione resti circoscritta ai soli soggetti muniti di credenziali; dall’altro, la visione da parte dei genitori/tutori abilitati non è limitata esclusivamente alle attività del proprio figlio, ma si estende anche alla condotta degli altri minori iscritti e dei docenti.

A chi la Responsabilità degli Edifici Scolastici?

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Sicurezza e normativa sulle responsabilità

Proposta di legge

Da circa 7 anni stiamo aspettando quanto riportato all’art. 3 c. 2 del D.Lgs. 81/2008. ….Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dei servizi di Protezione Civile, nonché nell’ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, delle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica, degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, degli uffici all’estero di cui all’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative ivi comprese quelle per la tutela della salute e sicurezza del personale nel corso di operazioni ed attività condotte dalla Forze armate, compresa l’Arma dei Carabinieri, nonché dalle altre Forze di polizia e dal Corpo dei Vigili del fuoco, nonché dal Dipartimento della protezione civile fuori dal territorio nazionale, individuate entro e non oltre ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto … (15 maggio 2008).                                                                           L’assenza di questo chiarimento legislativo, sperando che effettivamente sia tale, non permette ai protagonisti coinvolti nella gestione della salute e sicurezza dei lavoratori nella Scuola, di svolgere il proprio compito con le dovute certezze e responsabilità. Ente Proprietario, Dirigente Scolastico e RSPP devono continuamente gestire situazioni che trovano deferenti interpretazioni in ambito Regionale, Provinciale e alcune volte anche all’Interno degli stessi Organi di Vigilanza competenti per territorio, ciò è dovuto esclusivamente alla assenza di leggi chiare e applicabili alle realtà lavorative.             Stiamo parlando di obblighi e doveri che comportano anche gravi conseguente penali, oltre che di ordine etico, per coloro che sono tenuti per legge ad ottemperare a tali vincoli. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo “trasferimento” di compiti al Dirigente Scolastico e di conseguenza al suo RSPP, anche per aspetti che dovrebbero essere in carico all’Ente Proprietario. La tutela della salute e sicurezza dei lavoratori della Scuola, degli studenti e di tutti gli utenti di questa Istituzione e fondamentale, ma non solo occorrono adeguate risorse, ma anche leggi che  non diano adito a molteplici interpretazioni. In assenza di questo ultimo chiarimento legislativo la responsabilità sarà continuamente scaricata a valle, verso il più “debole”. In conseguenza di ciò riporto e condivido pienamente la proposta di legge scaricabile qui di seguito.

Alternanza Scuola Lavoro

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Teacher with students, wearing blue jackets

La diffusione di forme di apprendimento basato sul lavoro di alta qualità è al cuore delle più recenti indicazioni europee in materia di istruzione e formazione ed è uno dei pilastri della strategia “Europa 2020” per una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva (Comunicazione della Commissione [COM (2010) 2020]) fin dal suo lancio nel 2010 e si è tradotta nel programma “Istruzione e Formazione 2020” (2009/C119/02). Negli ultimi anni, la focalizzazione sulle priorità dell’istruzione e della formazione è ulteriormente cresciuta, anche per il pesante impatto della crisi economica sull’occupazione giovanile. Poiché la domanda di abilità e competenze di livello superiore nel 2020 si prevede crescerà ulteriormente, i sistemi di istruzione devono impegnarsi ad innalzare gli standard di qualità e il livello dei risultati di apprendimento per rispondere adeguatamente al bisogno di competenze e consentire ai giovani di inserirsi con successo nel mondo del lavoro.

La missione generale dell’istruzione e della formazione comprende obiettivi quali la cittadinanza attiva, lo sviluppo personale e il benessere, ma richiede anche che siano promosse le abilità trasversali, tra cui quelle digitali, necessarie affinché i giovani possano costruire nuovi percorsi di vita e lavoro, anche auto-imprenditivi, fondati su uno spirito pro-attivo, flessibile ai cambiamenti del mercato del lavoro, cui sempre più inevitabilmente dovranno far fronte nell’arco della loro carriera. Nella prospettiva europea questi obiettivi sono indissociabili dall’esigenza di migliorare le abilità funzionali all’occupabilità e alla mobilità sociale, in un’ottica di sempre maggiore inclusività dei sistemi di istruzione e formazione. Nella Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo “ Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici” del novembre 2012, [com/2012/0669 final] la Commissione europea ha indicato gli obiettivi per lo sviluppo di un’istruzione e una formazione professionale di eccellenza. In particolare, è stata sollecitata la promozione: • dell’apprendimento basato sul lavoro, anche con tirocini e periodi di apprendistato di qualità e modelli di apprendimento duale per agevolare il passaggio dallo studio al lavoro; • di partenariati fra istituzioni pubbliche e private (per garantire l’adeguatezza dei curricoli e delle competenze); • della mobilità, attraverso il progrmma “Erasmus per tutti”, ora “Erasmus +”, lanciato nel 2014

Tali tematiche sono state riprese nelle altre iniziative relative all’occupazione giovanile promosse dalla Commissione e in particolare nella Raccomandazione del Consiglio europeo del 22 Aprile 2013 sulla “Garanzia Giovani ” (2013/C 120/01) e sugli altri strumenti per agevolare la transizione scuola lavoro. Tra questi ultimi, giova ricordare alcuni dispositivi e strumenti per la diffusione della qualità e della trasparenza delle qualificazioni, soprattutto per facilitare la mobilità, nazionale e transnazionale, realizzate nell’ambito della Dichiarazione di Copenaghen (2002): la Decisione Europass [n.2241/2004/CE] del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 dicembre 2004, relativa ad un quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze; la Raccomandazione relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, (2006/962/CE); la Raccomandazione sulla costituzione di un Quadro europeo delle qualificazioni per l’apprendimento permanente (EQF), del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008; la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2009, sull’istituzione di un quadro europeo di riferimento per la garanzia della qualità dell’istruzione e della formazione professionale (EQAVET); la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2009 riguardante una Metodologia per il trasferimento dei crediti per l’Istruzione e la formazione professionale (ECVET); la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea sulla validazione degli apprendimenti non formali e informali del 20 dicembre 2012

l’occupazione giovanile (Youth Employment Package del 5 dicembre 2012) alla costituzione di una “Alleanza Europea per l’Apprendistato” tesa a migliorare la qualità e la disponibilità degli apprendistati e a promuovere alleanze nazionali per costruire sistemi di istruzione e formazione di tipo duale (Dichiarazione congiunta della Commissione Europea, della Presidenza del Consiglio dei Ministri UE e delle parti sociali a livello europeo del 2 Luglio 2013). È importante rilevare come, in tale contesto, si parli di “apprendistati” e non di apprendistato, in quanto manca una definizione univoca e condivisa di questa modalità di formazione professionale iniziale. Il termine “apprendistato” viene pertanto riferito a tutte quelle tipologie che combinano e alternano formalmente la formazione attuata in azienda (periodi di apprendimento pratico sul posto di lavoro) con l’istruzione impartita nelle scuole (periodi di studio teorico e pratico ricevuto presso istituzioni scolastiche o formative) il cui completamento, di regola, conduce a qualificazioni professionali riconosciute…..

Cresciamo Insieme Sicuri

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Emergency exit sign, cube light on ceiling, concept

CRESCIAMO INSIEME SICURI

Ieri, 25 febbraio si è svolto il secondo incontro del progetto sperimentale di responsabilità civile sui grandi rischi, organizzato dalla Scuola Secondaria di I° grado “Viale della resistenza” di Cesena (Dirigente Scolastico dott. Marco Ruscelli) in collaborazione e con il sostegno del Gruppo Comunale Volontari della Protezione Civile del Comune di Cesena, dei Vigili del Fuoco di Forlì-Cesena e del 118. Poche volte ho assistito a simulazioni così ben organizzate e “realistiche”, l’impegno di tutti è stato ammirevole e degno di nota. Un ringraziamento agli Organizzatori, all’Istituto e a tutti i volontari.

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Comportamenti in caso di emergenza

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Evacuation_plans_&_fire_extinguishe

Le scuole sono un luogo in cui il rischio nelle emergenze è direttamente proporzionale al numero di persone presenti, inoltre la maggior parte di queste sono minorenni (il 62% nella fascia di età compresa dai 3 ai 12 anni). Le prove di evacuazione, almeno 2 in un anno scolastico, sono da considerarsi come un addestramento, ma nel contempo una verifica di quanto hanno appreso dalla informazione e formazione il personale scolastico e gli studenti.  Le prove vanno ripetute qualora non diano un riscontro positivo, informando nuovamente gli interessati prima della ripetizione. Chi gestisce Le prove?  Il coordinatore alle emergenze  o il suo sostituto. Chi controlla l’andamento generale dell’evacuazione? Uno o più osservatori che al termine dell prova si consulteranno con il coordinatore per la stesura del verbale e delle eventuali azioni di miglioramento da intraprendere.