Flessibilità del congedo di maternità

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Mario Padroni

Chiarimenti in merito alla richiesta di flessibilità del congedo di maternità

Chi desidera rimanere al lavoro sino all’ottavo mese di gravidanza, deve attivarsi secondo le indicazione fornite dall’INPS nel 2011 e 2007. Puoi scaricare la lettera di chiarimenti che con il messaggio 13279 del 25 maggio 2007 l’INPS ha voluto fornire in merito all’istituto della flessibilità del congedo di maternità ex art. 20 del D.Lgs. 151/2001.  (Fonte INPS)

Scarica messaggio INPS n. 13279 del 25 maggio 2011

Sicurezza della scuola primaria e adeguamento alla normativa anti-sismica

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Sentenza Cassazione Penale n. 10446 del 7 marzo 2018 – Sicurezza e adeguamento normativa antisismica 

Con l’ordinanza impugnata il Tribunale di Avellino, adito ex art. 322-bis cod. proc. pen., ha rigettato l’appello interposto dal Pubblico Ministero presso il Tribunale di Avellino avverso il decreto del Giudice per le indagini preliminari, emesso in data 14 novembre 2016, di diniego di convalida del decreto di sequestro preventivo dell’edificio scolastico adibito a scuola primaria sito in Via Saudelle di Pratola Serra e di rigetto della contestuale istanza di emissione della misura cautelare reale.

Il Pubblico Ministero ha contestato ad A.A., sindaco del Comune di Pratola Serra, e ad A.P., responsabile del Settore Urbanistica, Lavori Pubblici e Manutenzione del predetto Comune, i reati di cui agli artt. 110, 328, primo comma, e 677, terzo comma, per aver indebitamente rifiutato un atto del proprio ufficio che, per ragioni di sicurezza pubblica, avrebbero dovuto compiere senza ritardo, omettendo di far eseguire tempestivamente i lavori necessari per rimuovere i pericoli legati alla sicurezza del predetto edificio scolastico e, comunque, di interdirne immediatamente l’accesso.

Il Tribunale di Avellino ha, tuttavia, ritenuto insussistenti i presupposti per disporre il sequestro preventivo a fini impeditivi richiesto in relazione ad entrambi i reati contestati.

Quanto alla contestazione di omissione di lavori in edifici che minacciano la rovina di cui all’art. 677 cod. pen., infatti, difettava nella specie il pericolo concreto per l’incolumità delle persone, in quanto l’edificio scolastico non minacciava il crollo.

La esigenza di adeguare l’edificio alle prescrizioni dettate dalla normativa in materia di costruzioni in zona sismica non implicava, del resto, che vi fosse un rischio di crollo attuale e la conseguente sussistenza del pericolo per la pubblica incolumità.

Il rilievo del consulente tecnico del pubblico ministero secondo il quale, stante le gravi carenze strutturali dell’edificio, il pericolo di crollo vi sarebbe stato anche in condizioni di ordinario utilizzo dell’edificio scolastico si rivelava, inoltre, nella valutazione del Tribunale, meramente apodittico, in quanto non era stato suffragato da una indagine specifica sull’edificio e tale valutazione era stata espressa in soli quattro giorni dall’affidamento dell’incarico.

Parimenti era stato ritenuto insussistente il contestato delitto di rifiuto di atti di ufficio, in quanto l’amministrazione comunale aveva dato avvio alla procedura amministrativa per realizzare l’adeguamento sismico del fabbricato, deliberando uno stanziamento di 500.000 euro, di seguito aumentato all’importo di 1,4 milioni di euro.

Non si ravvisava, pertanto, nel comportamento degli amministratori un ritardo colpevole nell’espletamento della procedura amministrativa, in quanto si trattava di opere che, in ragione della loro entità, non erano eseguibili in termini brevi e per l’affidamento delle quali era necessario il rispetto delle norme sull’evidenza pubblica per la scelta del contraente.

L’inizio dei lavori era, peraltro, previsto per il 9 gennaio 2017, previo trasferimento in altro plesso delle attività scolastiche ed, in seguito alla stipulazione del contratto di appalto, avvenuta in data 21 luglio 2016, si era dovuto attendere la definizione del contenzioso amministrativo promosso da una società partecipante alla gara e non risultata aggiudicataria.

Il Pubblico Ministero presso il Tribunale di Avellino ha presentato ricorso per cassazione avverso tale ordinanza e ne ha chiesto l’annullamento, denunciando, con unico motivo, la inosservanza e la erronea applicazione dell’art, 2, terzo comma, dell’O.P.C.M. 3274/2003 e del D.M. 14 gennaio 2008, della circolare esplicativa del 2 febbraio 2009 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e degli artt. 677, terzo comma, 328, comma 1, 476 e 479 cod. pen.

Il Tribunale di Avellino aveva, infatti, indebitamente pretermesso i risultati della verifica di sicurezza svolta per conto del Comune e dell’elaborato del consulente tecnico del Pubblico Ministero ed aveva obliterato l’obbligo di immediata interdizione dell’uso dell’edificio scolastico, scaturente dalla predetta normativa subprimaria.

Con memoria depositata in data 3 gennaio 2018 l’Avv. OMISSIS, difensore dell’A.A. e del A.P., ha chiesto la declaratoria di inammissibilità del ricorso, in quanto le censure dedotte nel ricorso esulavano dal vizio di violazione di legge unicamente deducibile ai sensi dell’art. 325 cod. proc. pen.

Il periculum in mora era, inoltre, insussistente in quanto i lavori di messa in sicurezza del plesso scolastico erano stati medio tempore affidati in appalto dal Comune di Pratola Serra e le attività scolastiche erano state dislocate presso altra sede, proprio al fine di consentire alla impresa aggiudicataria la esecuzione dei lavori di ristrutturazione.

La res era, peraltro, attualmente nella disponibilità della impresa costruttrice e l’apposizione del vincolo cautelare reale avrebbe inutilmente paralizzato la esecuzione dei lavori, arrecando danni e disagi non solo ai destinatari di tale provvedimento, ma soprattutto alla comunità scolastica…. Scarica sentenza

Cassazione Civile Sez. Lav. – n. 3977 del 19 febbraio 2018

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Lo stress forzato inflitto dal superiore gerarchico al lavoratore configura lo straining ovvero una “forma attenuata di mobbing”.

La Corte di Appello di Brescia ha rigettato l’appello proposto dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca avverso la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva accolto parzialmente il ricorso di D.S.M. e condannato il MIUR al risarcimento del danno cagionato alla dipendente, quantificato in Euro 15.329,08;

  1. la Corte territoriale, premesso che la D.S. , dichiarata inidonea all’insegnamento, era stata assegnata alla segreteria della scuola (…), ha evidenziato che era sorta tensione con la dirigenza scolastica allorquando l’appellata aveva rappresentato che occorreva ulteriore personale per l’espletamento dei servizi amministrativi;
    3. alle rimostranze della D.S. il dirigente scolastico aveva reagito sottraendole gli strumenti di lavoro; attribuendole mansioni didattiche, sia pure in compresenza con altri docenti, nonostante l’accertata inidoneità; privandola, infine, di ogni mansione e lasciandola totalmente inattiva;
  2. la Corte territoriale, richiamando le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio disposta dal Tribunale, ha evidenziato che la condotta, seppure non propriamente mobbizzante, integrava un’ipotesi di straining, ossia di stress forzato deliberatamente inflitto alla vittima dal superiore gerarchico con un obiettivo discriminatorio;
    5. il giudice di appello ha escluso che la diversa qualificazione data alle azioni allegate e provate nel giudizio di primo grado implicasse una violazione del principio della necessaria corrispondenza fra il chiesto e pronunciato, perché non compete al ricorrente la qualificazione medico-legale della fattispecie ritenuta produttiva di danno risarcibile;
  3. la Corte territoriale ha ritenuto provato il nesso causale fra le condotte denunciate ed il danno biologico di natura temporanea ed ha condiviso la liquidazione effettuata dal Tribunale sulla base delle indicazioni fornite dal consulente tecnico d’ufficio;
  4. avverso tale sentenza il MIUR ha proposto ricorso affidato a quattro motivi, ai quali D.S.A. , ritualmente intimata, non ha opposto difese.

Considerato che:

  1. con il primo motivo il Ministero denuncia, ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 112 cod. proc. civ. e degli artt. 1218, 2043, 2059, 2087, 2697 cod. civ. perché la Corte territoriale non si è limitata ad applicare una norma giuridica diversa da quella invocata dalla parte bensì “ha creato una nuova fattispecie a cui ha ricollegato in maniera arbitraria ed apodittica conseguenze proprie di altra fattispecie giuridica”;

1.1 il Ministero aggiunge che il cosiddetto straining non costituisce una categoria giuridica ed anche in medicina legale la sua configurabilità è controversa sicché, una volta escluse la sistematicità e la reiterazione dei comportamenti vessatori, non vi è spazio per l’accoglimento della domanda risarcitoria;

  1. la seconda critica, formulata sempre ai sensi dell’art. 360 n. 3 cod. proc. civ., addebita alla sentenza impugnata la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1218, 2043, 2059, 2087, 2697 cod. civ. perché, in presenza di una categoria sconosciuta alla dottrina e dalla giurisprudenza, i giudici del merito avrebbero quantomeno dovuto fornire una giustificazione della scelta di dare rilevanza giuridica allo straining e non limitarsi ad aderire acriticamente alle conclusioni espresse dal CTU;
  2. la medesima rubrica il Ministero antepone alla terza censura, con la quale contesta la valutazione espressa dalla Corte territoriale sulla natura vessatoria degli atti posti in essere dal dirigente scolastico ed evidenzia che quest’ultimo, in presenza di una riscontrata inefficienza del servizio, del tutto ragionevolmente aveva ritenuto di utilizzare altra dipendente che potesse garantire in modo adeguato lo svolgimento delle mansioni amministrative;
  3. la violazione delle norme sopra richiamate è denunciata anche con il quarto motivo, che censura la sentenza gravata per avere acriticamente recepito le conclusioni espresse dal consulente tecnico d’ufficio il quale, erroneamente, aveva ritenuto di dovere equiparare l’accertamento e la quantificazione dei pregiudizi derivanti dallo straining a quelli cagionati da mobbing;

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